Category Archives: Storia

Le “ghawazy”

Nella lunga discussione sull’origine della danza orientale  e le sue varie componenti, grande importanza riveste la figura della Ghazya, al plurale Ghawazy, che solo molto approssimativamente  si può tradurre come “danzatrice gitana”.
Molte sono le ipotesi e le teorie formulate sulle origini delle Ghawazy,che a detta di molti hanno rappresentato e trasmesso la più alta espressione delle danze tradizionali egiziane. Tutto questo nonostante non sia certo che le Ghawazy fossero egiziane…

Nel libro La danza nel mondo arabo la danzatrice e coreografa franco-algerina Djamila Henni Chebra ci rivela che in Egitto, agli inizi del XIX secolo, le artiste (cantanti e danzatrici) di professione venivano chiamate a’oulem e ghawazy: il primo termine in Arabo appartiene ad un gruppo di parole che hanno come radice ilm- che indica “il sapere” da cui il singolare femminile alima (“donna saggia”); il termine ghawazy, invece, indica in genere uomini e donne appartenenti ad una tribù zingara. Una ghazya (femminile singolare di ghawazy) poteva essere danzatrice, ma anche chiromante. È interessante evidenziare che “gli appartenenti alle tribù ghawazy provenivano dai paesi dell’Est dell’Egitto (Oriente), vivevano emarginati, essendo zingari, ed erano destinati a svolgere lavori particolari come incantatori di serpenti, giocolieri, mangiafuoco, musicisti, danzatrici pubbliche e chiromanti… Essi, oltre all’egiziano, utilizzavano una lingua, il nawar, incomprensibile per gli autoctoni” (Henni-Chebra, 2004: 52-53).

Ghawazee by Jean-Leon Gerome

Ghawazee by Jean-Leon Gerome

Anche Wendy Buonaventura, danzatrice e coreografa inglese, ci informa nel suo libro Serpent of the Nile del fatto che “nei villaggi egiziani una danzatrice professionista era nota come ghazya (plurale ghawazy). Gli originari ghawazy erano nomadi, sebbene la parola sia stata usata come termine generico per indicare le danzatrici piuttosto che per denotare una particolare tribù” (Buonaventura, 1998: 39). L’autrice specifica inoltre che : “il termine egiziano ghawazy significa “invasori” o “outsiders”, e i nomadi hanno in effetti sempre vissuto nei sobborghi dei villaggi (città) e ai margini della società. Sappiamo che i nomadi di tutto il mondo hanno una comune origine in India e una lingua comune il romanè, che si basa sull’Indi” (Buonaventura, 1998: 39). Nei resoconti di viaggio stilati dai viaggiatori europei del 1800 le ghawazy provengono da una tribù zingara e si esibiscono inizialmente solo nelle feste tradizionali e popolari di piazza, mentre le a’oulem sono egiziane e si esibiscono solo nelle case private delle famiglie ricche.

The Ghawazee of Cairo by David Roberts

The Ghawazee of Cairo by David Roberts ladanzaorientale.com

Nel suo scritto Manners and costums of modern egyptians, Edward Wiliam Lane dedica un capitolo alle pubbliche danzatrici fornendo una dettagliata descrizione delle ghawazy:“l’Egitto è stato a lungo celebre per le sue danzatrici pubbliche, le più famose delle quali provengono da una tribù nomade ben definita chiamata Ghawazy. Una donna di questa tribù è chiamata Ghazya e un uomo Ghazy, ma il plurale Ghawazy è generalmente riferito alle donne” (Lane, 1835: 384). La confusione secondo Lane è da attribuire al fatto che “alcune donne ghawazy uniscono alla danza l’arte del canto eguagliando così le ordinarie almè (a’oualem)” (Lane, 1835: 387) L’autore ci racconta: “le Gawazee presenziano negli accampamenti a tutte le grandi feste religiose e alle altre feste delle quali esse sono, per molte persone, la principale attrazione. Si esibiscono spesso nei cortili delle case o nelle strade, di fronte la porta di casa, e in certe occasioni di festività anche nell’harem; come per esempio per l’occasione di un matrimonio o la nascita di un bambino. Esse non sono mai ammesse in un harem rispettabile, ma non è infrequente che vengano chiamate per intrattenere una festa di uomini nelle case di alcuni libertini (scapoli). In queste casi, come ci si potrebbe aspettare, le loro esibizioni sono ancora più lascive di quelle che ho già menzionato; alcune di loro quando si esibiscono prima di una festa privata di uomini, non indossano nulla a parte uno shintiyah (pantalone) e un tob (camicia o tunica con maniche lunghe e ampie) di velo colorato e semitrasparente con uno spacco davanti. Per eliminare anche il minimo barlume di modestia, che esse potrebbero ancora conservare, vengono completamente riempite di brandy o di qualche altro liquore intossicante, le scene che ne risultano sono indescrivibili. Devo aggiungere che queste donne sono le più dissolute tra le cortigiane d’Egitto. Nonostante tutto penso, però, che esse siano anche le più belle donne d’Egitto” (Lane, 1835: 385-386).

Ghawazy danzano in un'illustrazioni d'epoca

Ghawazy danzano in un’illustrazioni d’epoca

Le danze ghawazy sono caratterizzate da spontaneità e improvvisazione. I movimenti del bacino sono semplici e vi è in particolare un movimento che nel tempo è stato chiamato “passo ghawazy appunto. La danza è spesso accompagnata dal suono delle sagat ed è fondamentale la sinergia di gruppo.
Monili, bracciali, cavigliere e orecchini completano l’abbigliamento delle originarie danzatrici Ghawazy del Diciannovesimo secolo, insieme alle immancabili decorazioni con l’henna e l’antico e sapiente uso del khol, usato sia per il trucco che per la stessa protezione degli occhi.

scritto da Anastasia Francaviglia

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La danza del ventre e la Dea Inanna (seconda parte)

Proseguiamo il nostro viaggio alla scoperta della divinità sumera Inanna, la dea dell’amore, della fertilità e della bellezza, che appartiene a quella cultura in cui ha mosso i suoi primi passi una danza sacra che, insieme a tante altre componenti, ha lasciato la sua traccia nella danza del ventre.

Inanna non fu mai dominata da nessun uomo, né legata o assoggettata ad un marito. Questo è un argomento molto complesso da trattare nell’era moderna, ma secondo alcune argute interpretazioni della verginità (vedi “Le Vergini Arcaiche” di Leda Bearnè), in un tempo dove il pudore e le restrizioni sessuali non esistevano, erano considerate “vergini” quelle donne che vivevano in perfetta indipendenza e armonia sessuale, senza essere accompagnate o guidate da un uomo. Per questo vi sono molte incongruenze di alcuni antichi testi che riportano le Baccanti e le Vestali come “vergini” quando si pensa che fossero invece dedite alla”prostituzione sacra”.
Intendendo quindi il termine “verginità” come espressione libera della sensualità-sessualità senza pudore, con magia, follia e coralità, cosa ci può essere al giorno d’oggi di più “vergine” della danza orientale? Per questo possiamo considerarla come la danza che tutte le Dee hanno praticato con i loro ventri sacri per celebrare coralmente l’essere donna.

Inanna - ladanzaorientale

Inanna - ladanzaorientale

Quanto ad Inanna, la mitologia ci racconta come, spinta dalla curiosità di guardare in faccia il suo lato ombra, la Dea discese negli inferi, regno della sorella Ereshkigal, ma venne fermata dal custode Neti, che la mise in guardia sulla presenza di 7 cancelli da oltrepassare. Ad ogni cancello la Dea dovette privarsi dei suoi ornamenti e vestiti finchè arrivò davanti alla Regina degli Inferi completamente nuda.
Come non pensare alla danza dei sette veli di Salomè, dove la principessa di Giudea si spoglia uno per uno dei suoi veli, per arrivare davanti ad Erode vestita solo della sua forza?

Ma il  lato ombra di Inanna, sua sorella, la costringe a prendere atto di ogni parte buia nascosta in se stessa, e Inanna viene appesa ad un gancio per morire lentamente dissanguata.
Questo macabro aneddoto ci porta a capire come Inanna abbia prima dovuto rinunciare a tutte le difese (i veli e i gioielli lasciati) per poi confrontarsi col dolore e col suo lato oscuro, per apprendere infine la conoscenza del sé. Nel finale del mito, la dea viene salvata dalla stessa Ereshkigal, che scopre, dopo averla liberata, di essere incinta (il lato ombra riconosce che, attraverso il dolore e il sangue, si è data luce e vita).
Il sangue di Inanna, sgorgato nella terra degli inferi, ha fecondato il ventre sterile della Dea dell’Ombra, il rito della danza dei sette veli è stato compiuto.

Inanna - ladanzaorientale

Inanna - ladanzaorientale

Ogni buona danzatrice del ventre dovrebbe prendere esempio da questa Antica Madre. Conoscere e riconoscere il suo lato ombra, i suoi difetti, spogliarsi di lutti i lustrini per non nascondere l’essenza del movimento con un magnifico abito, lasciar scorrere il proprio sangue, inteso come energia, fuori dal corpo e dall’anima, per permettere che questo possa creare magia, creatività, condivisione, bellezza con chi ci sta intorno mentre danziamo.

 Scritto da Marika Suhayma

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