Storia e simbologia della cintura nella danza del ventre

Arrivare a danza e legare la cintura, con o senza medagliette, intorno alla vita, è un gesto abituale nelle lezioni di danza orientale. Anche alle allieve principianti, che non hanno ancora la cintura con le medagliette, si raccomanda di venire a lezione vestite comode, e con un foulard, o una fascia di stoffa, intorno a vita e fianchi.

cinta con monete

cinta con monete

Vi siete mai chieste perché usare la cintura è così importante nella danza del ventre?

La cintura, per la donna, ha un forte simbolismo, che va al di là del semplice pezzo di stoffa.
Basti pensare quante storie nei miti antichi hanno come protagoniste le cinture!
Afrodite, la dea della bellezza e dell’amore, aveva una cintura magica, che donava il potere della seduzione a chiunque la indossasse, anche se la donna che la indossava era brutta e scialba: per questo la sua cintura era desiderata da moltissime fanciulle in cerca di marito.



La Regina protagonista delle leggende nordiche, Brunilde, doveva la sua forza e la sua invincibilità nelle battaglie alla sua cintura, che la proteggeva anche da qualsiasi rapporto con gli uomini preservando la sua castità: infatti, per vincere la sua resistenza e possederla, Sigfrido ruba la sua cintura.
Anche l’eroe Ercole se la dovette vedere con una cintura femminile: in una delle sue fatiche, rubò la cintura di Ippolita, la Regina delle Amazzoni, che donava forza e potenza.
Quindi, nel mito e nella storia, per la donna la cintura aveva un grande significato: la sua forma circolare rappresenta un cerchio che protegge, una barriera verso l’esterno, che preserva la parte più delicata e fragile per la donna. Infatti tutta la zona intorno a cui mettiamo la cinta, è la nostra parte creatrice, la nostra parte “sotto la cintura” accoglie il seme della vita, la parte “sopra la cintura” fa crescere il seme per nove mesi.

immagine di donna romana (Lucilla)

immagine di donna romana (Lucilla)

Non per niente la parola “incinta” deriva dal Latino e significa “non-cinta”, cioè senza cintura.



Per capire al meglio questa parola, dobbiamo far visita alle nostre antenate dell’Impero Romano, che portavano come abito delle lunghe tuniche strette in vita da una cintura.
Quando la donna saltava il suo ciclo, e scopriva così di essere gravida, si recava al tempio della dea Giunone, temutissima, per consacrare a lei la sua cintura, e la lasciava nel tempio, affinché la Dea la proteggesse durante la gravidanza. Le matrone romane gravide, senza la loro cinta, se ne andavano quindi con la loro tunica larga e morbida, ed erano quindi “in-cinte”.

Quanta importanza e quanta storia c’è dietro a un piccolo pezzetto di stoffa colorata!

Scritto da Marika Suhayma



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